La vita umana si manifesta attraverso il corpo e la mente, gli elementi fisici e spirituali costituiscono il nostro essere e ci fanno essere quello che siamo lavorando in armonia ed equilibrio.
Dieci milioni di cellule muoiono giornalmente nel nostro corpo ed altri dieci milioni nascono per rimpiazzarle, il corpo umano contiene qualcosa come sessantamila miliardi di cellule, tutte impegnate in un continuo ciclo di nascita e morte.
Possiamo dire che la morte di un numero impossibile da quantificare di cellule è uno dei fattori che permettono la vita.
Oggi ci richiama attenzione il drammatico problema della morte di Eluana, una vicenda dolorosa vissuta mediaticamente per cui nessuno può sottrarsi alla emozione che un fatto di questa portata è in grado di suscitare.
In situazioni come questa dove la massa cerebrale è presumibilmente morta ma il corpo è ancora vivo possiamo dire che il trapasso dalla vita alla morte si è interrotto a metà strada e che finché non è completato c’è ancora la vita.
Forse non siamo così consapevoli che la morte non è un avvenimento istantaneo, anche se talvolta rapido, ma è un processo graduale in cui la forza della morte spegne una dopo l’altra le funzioni della vita.
I cosidetti “vegetali” presentano un elettroencefalogramma piatto e questo indica l’assenza di vita nel cervello, ma non significa che tutte le cellule del cervello siano morte, un gran numero di esse può essere ancora in vita, manca l’energia o la capacità di coordinare il loro funzionamento.
La vita di una persona in questo stato è come un’oasi diventata arida.
L’io ancora vivente sta cercando disperatamente di conservare abbastanza energia per far funzionare gli elementi fisici e spirituali ma la sua forza arriva soltanto al cervelletto, dove può controllare il respiro e la circolazione sanguigna mentre non riesce ad integrare l’intero sistema.
Anche in questo stato qualcosa dentro l’essere umano sta cercando in tutti i modi di recuperare la forza vitale.
Credo che non sia giusto porre fine a questo sforzo.
Quel qualcosa dentro è la forza combinata del corpo manifesto, della saggezza innata e della legge della vita, entrambi in lotta per sconfiggere la morte.
Non voglio fare commenti sulla decisione che ha portato il padre a fare questa scelta,
nè giudico l’operato dei medici che hanno sottoscritto e messo in atto l’ultimo atto della vita di Eluana.
Spesso l’uomo non sopporta vedere il dolore nell’altro su cui proietta le proprie paure, le angosce, gli irrisolti motivi di tristezza e di disperazione.
Provo una grande compassione per il dolore del padre e di tutte le persone che hanno seguito questa ragazza nel suo calvario.
Credo che le decisioni che tutti noi prendiamo nella nostra esistenza siano la conseguenza della nostra comprensione della vera essenza della vita.
Noi siamo venuti al mondo per acquisire conoscenza e fare esperienze che ci permettono di sviluppare le virtù che ci mancano per eliminare ciò che in noi c’è di sbagliato.
Il nostro Spirito sa molto bene in quale contesto e quali circostanze ci consentiranno di sviluppare tutto ciò, e ci colloca nel luogo e nella situazione più adatte per raggiungere tale fine.
Il nostro percorso evolutivo non può e non deve essere deviato ne tanto meno fermato.
Franca Granero
volontaria dell'Associazione Amici di Oscar